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Educazione Alimentare dei bambini: il ruolo dei genitori

I genitori hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita dei loro bambini; si prendono cura dei propri piccoli, pensano al loro nutrimento, a fornirgli affetto, a creargli un ambiente accogliente, a soddisfare i loro bisogni.

La famiglia, inoltre, è il primo luogo in cui i bambini apprendono le norme, i valori e i comportamenti che gli permetteranno di acquisire le competenze necessarie per poter sviluppare la loro autonomia, per sviluppare competenze affettivo-relazionali, competenze sociali e diventare adulti che ‘’sanno stare al mondo ’’.

I bambini come imparano a stare al mondo?

Il primo modo in cui il bambino apprende è per IMITAZIONE. Il piccolo imita in modo istintivo i suoi genitori e le persone che gli stanno accanto, senza porsi domande, ma semplicemente osservando e ripetendo comportamenti e parole che ascoltano nell’ambiente.

 Inoltre il bambino apprende dagli insegnamenti diretti, dalle norme e le regole che gli adulti gli pongono, dalle parole dette dalle persone di cui si fidano.

Ma avviene spesso che un adulto, senza esserne consapevole, dà una serie di insegnamenti involontari e il bambino apprende da questi insegnamenti e comportamenti inconsapevolmente.

I genitori, dunque, insegnano ai loro figli le prime parole, come camminare, come comportarsi nei luoghi pubblici, come risolvere un problema ma anche: COME, COSA E QUANDO MANGIARE.

Molto probabilmente il modo in cui allacci le scarpe è proprio quello che hai appreso da bambino. Verosimilmente questo vale anche per il comportamento alimentare.

Il ruolo dei fattori genetico/familiari

Quando si è genitori sono molte le preoccupazioni riguardanti l’alimentazione dei propri piccoli:

  • Mangia troppo poco;
  • Mangia troppo;
  • Mangia solo alimenti specifici;
  • Non mangia frutta e verdura.

Sono diversi i fattori che contribuiscono a definire le scelte alimentari e il peso dei propri figli:

  • Fattori genetico/familiari;
  • Eccessiva/cattiva alimentazione;
  • Ridotta o nulla attività fisica;
  • Fattori psicologici.

Per quanto riguarda il peso di un bambino il fattore genetico/familiare rappresenta un ruolo importante sia per la componente GENETICA che per la componente COMPORTAMENTALE. Ma a volte diventa difficile capire quando un comportamento sia il frutto di un’eredità comportamentale o genetica. La predilezione per i dolci, le verdure o i fritti può essere il frutto del retaggio genetico del genitore o l’apprendimento  dei segnali che un genitore inconsciamente dà riguardo al fatto che un cibo sia saporito o meno. È noto come i bambini di due anni siano capaci di imitare le espressioni facciali degli adulti, dunque un sorriso, una smorfia verso un cibo potrebbero essere sufficienti a spiegare perché un bambino condivida la passione o il disgusto del genitore per un particolare cibo.

Spesso i genitori si lamentano che i figli siano mangiatori selettivi, ossia mangino solo una certa tipologia di alimenti escludendo categoricamente altri alimenti. Per esempio bambini che non mangiano verdura o frutta. Oppure ci sono casi in cui il bambino sembra insaziabile.

Anche in queste circostanze i genitori possono aver avuto un ruolo fondamentale (in assenza di altre patologie che ne giustificano i comportamenti), perché il bambino può aver appreso un comportamento  o una preferenza alimentare da uno o entrambi i genitori, o nel caso in cui consumino molti pasti con i nonni, proprio da loro. La poca varietà della dieta o la tendenza ad eccedere nelle porzioni dei genitori, possono riflettersi nei comportamenti dei bambini. Così come il consumare i pasti dinanzi a Tv, smartphone, possono essere altre abitudini che il bambino apprende dagli adulti che si occupano di lui.

Oltre ai gusti, i bambini possono ereditare anche gli atteggiamenti dei genitori verso il cibo e il mangiare.

In uno studio condotto a Yale su bambini normopeso di un anno, il gruppo di lavoro di Brian Wansink, riscontrò che le madri preoccupate per il loro peso si comportavano in modo incoerente durante i pasti. Qualche volta premevano affinché i piccoli mangiassero di più, talvolta affinché mangiassero di meno e altre volte acceleravano i pasti. Inoltre erano molto più ‘’attive emotivamente’’ mentre davano da mangiare ai loro figli rispetto alle madri che non erano preoccupate per il loro peso.

 I bambini percepiscono l’ansia e le apprensioni riguardo al cibo fin dai primi mesi e possono apprendere tali atteggiamenti, riproducendoli nel futuro. Il bambino, o l’adolescente, può sviluppare specifici comportamenti alimentari anche come reazione a dinamiche presenti in famiglia che non riguardano necessariamente il cibo.

Il bambino fino a circa tre anni mangia fino al momento in cui non ha più fame. Non è influenzato dalle porzioni ma esclusivamente dal suo senso di fame-sazietà.

Dall’età di cinque anni, mangerà quasi ogni cosa gli verrà dato, purché di suo gusto, non seguendo più il solo senso di fame-sazietà, quanto piuttosto la porzione prescelta.

Perdita della capacità del bambino di autoregolarsi

 L’utilizzo del cibo come strumento è uno degli elementi che influenza lo sviluppo di abitudini alimentari sbagliate e la perdita della capacità innata che l’uomo ha di capire quando ha fame e quando è sazio.

Ecco alcuni esempi:

  • Uso del cibo da parte dei genitori per sedare o calmare le tensioni dei figli:

 <<Non piangere! Se ti calmi ti do le caramelle>>. Questo utilizzo del cibo viene impiegato spesso con i bambini fin da neonati. Pensiamo a quante volte, al primo pianto del neonato, si risponde con il tentativo di dargli il latte.

  • Uso del cibo come premio e punizione:

 << Se fai il bravo a scuola dopo ti compro le patatine>>

 <<Finisci le verdure altrimenti niente cellulare>>

 In questi casi, l’utilizzo del cibo come premio o punizione porta il bambino ad apprendere, in modo errato, che esistono cibi buoni e cibi cattivi, cibi appetitosi e cibi disgustosi, cibi invitanti e cibi non invitanti. È frequente che i cibi prescelti per le punizioni siano le verdure. È ovvio che un bambino non può sviluppare una preferenza per frutta e verdura se questi sono gli stessi alimenti che vengono usati per le punizioni o fatti mangiare “sotto minaccia”

  • Iperutilizzo del cibo:

 dare il cibo al bambino prima che lo chieda, decidere le porzioni dei bambini prendendo come riferimento le porzioni di adulti, abituarlo a mangiare fino a quando non è vuoto il piatto, sviluppando spesso nel piccolo sensi di colpa con frasi del tipo <<Finisci tutto, ci sono bambini che muoiono di fame>>

Questa strumentalizzazione del cibo viene appresa in modo inconsapevole dal bambino, e con molta probabilità da adulto userà il cibo come:

premio nel momento in cui avrà raggiunto un buon risultato, per esempio, negli studi o nel lavoro;

conforto se avrà avuto una brutta giornata, mangiando con molta probabilità, un comfort-food ossia quel alimento in grado di produrre uno stato di benessere nel momento in cui viene mangiato, perché rievoca (in modo più o meno consapevole) ricordi, situazioni e sapori piacevoli che appartengono al passato della persona;

ricompensa se, per esempio, pensa di essersi meritato quel pezzo di torta dopo essere stato tanto tempo a dieta;

punizione se mangia l’insalata, non per il gusto di mangiarla, per le sue proprietà ma perché è quello che dovrebbe mangiare per poter dimagrire.

 È chiaro come questi siano il risultato di abitudini apprese nel corso della vita, con molta probabilità, senza averne piena consapevolezza.

Cosa fare per essere dei buoni educatori alimentari?

DARE IL BUON ESEMPIO.

È fondamentale promuovere la  Consapevolezza Alimentare dei bambini e aiutarli a distinguere quando hanno davvero fame o vogliono mangiare semplicemente per il gusto di assaporare qualcosa di cui hanno voglia, oppure non vogliono mangiare perché indaffarati nei vari giochi.

È importante evitare di costringere i piccoli a finire una pietanza a tutti i costi nonostante dicano di essere sazi, in modo che imparino ad ascoltare i propri bisogni e la reale sensazione di fame e sazietà. Anche per questo bisogna evitare di premiare i bambini con il cibo. Aiutandoli a rinforzare la loro innata capacità di autoregolazione, saranno in grado di mangiare quando hanno fame e terminare quando saranno sazi.

Ricordate inoltre che, spesso e volentieri, le quantità scelte per i propri figli sono eccessive rispetto ai loro reali bisogni, perché i piatti vengono riempiti basandosi sulle porzioni degli adulti. Ma il bambino, oltre ad avere mani e piedi più piccoli, bocche più piccole, hanno anche uno stomaco più piccolo! Che si riempie con meno cibo.

Un altro comportamento che può aiutare è quello di abituare il bambino a mangiare senza essere distratto da giochi, tv, tablet o quant’altro, in modo che impari a dare importanza a quanto sta facendo e a concentrarsi di più su QUANTO e COSA sta mangiando, insegnandogli ad assaporare.

Per cercare di far mangiare la verdura o la carne ai tuoi bambini, hai mai provato il trucco di “camuffare il cibo”? Nascondendo l’ingrediente tabù? Ebbene…è sbagliatissimo.

Se il bambino riconosce l’ingrediente segreto sarà un motivo in più per odiarlo, non vorrà mangiarlo per ovvie ragioni e, inoltre, sarà più vigile nel controllare i suoi piatti le prossime volte.

Se, invece, il vostro inganno funziona, quindi il bambino mangia il piatto con l’ingrediente nascosto, non scoprirà mai che quel gusto tanto rifiutato in realtà è apprezzato, quindi continuerà ad odiare quel cibo.

Un modo per far assaggiare in modo consapevole un nuovo alimento, è esponendolo al bambino più volte senza ricatti. L’esposizione deve avvenire per almeno dieci volte, con una frequenza settimanale di una o due volte. I bambini sono curiosi ma non si fidano subito, per un loro naturale istinto di sopravvivenza, ecco perché hanno bisogno di tempo per prendere familiarità, così come con le persone, con i cibi.

Concludo sottolineando quanto sia importante fare attenzione al comportamento alimentare dei bambini fin da piccoli dando noi il buon esempio, non esagerando con il cibo e le porzioni e aumentando l’attività fisica, in modo che i piccoli apprendano da noi il giusto comportamento da seguire, permettendogli uno sviluppo armonico e in salute.

Antonella Avena – Psicologa